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QUESTO E' IL NOSTRO MANIFESTO POLITICO DI RIFERIMENTO

E' tempo di agire per chi si sente liberal, per quella grande comunit di cittadini che non si accontenta del principio liberale di porre il proprio limite dove inizia la libert altrui, perch consapevole che in quel limite pu iniziare il conflitto, ma cosciente dei valori individuali ha rinunciato in silenzio a occuparlo.

Corre un periodo ambiguo di convivenza nazionale, un periodo infinito di transizione ad una seconda repubblica ancora stretta tra un sistema elettorale maggioritario uninominale imposto dal referendum popolare ed una carta costituzionale voluta rigida da una classe dirigente proporzionalista ai fini della propria difesa. Sotto la spinta referendaria, che ha cercato di imporre anche in Italia una democrazia moderna dell'alternanza, questa difesa divenuta arroccamento anacronistico di gruppi e gruppetti la cui coesione si fonda sulla necessit di accordi elettorali che ne evitino l'esclusione dalla rappresentanza.
Non era questa la volont del popolo italiano espressa nel referendum del 18 Aprile '93. Nell'immaginario collettivo la legittimazione dell'alternanza era vista come salto diretto alla seconda repubblica, ad una Italia rinnovata nel suo ceto politico dove tutti i cittadini fossero messi nella pi favorevole condizione di competere nel villaggio globale. Non avvenuto. E d'altronde non era dato scientificamente che una classe politica accettasse mai il proprio suicidio scrivendone anche le regole. La commissione bicamerale per le riforme, lungi da essere motore del cambiamento, apparsa come il baluardo estremo del tentativo di incartare l'ordinamento della repubblica fino al punto di pensare a limitare l'iniziativa referendaria elevando il numero dei sottoscrittori. Il rigido immobilismo costituzionale ha finito per facilitare la stabilizzazione di lites politiche ed economiche costringendo le nuove generazioni al rifiuto della globalizzazione perch coscienti di essere escluse a priori dal suo controllo.
Negli ultimi anni gli spazi delle libert generali, individuate nella costituzione del '48, sono stati ridotti dall'introduzione massiccia delle nuove tecnologie. L'area delle nuove libert quindi divenuta terreno di occupazione imprenditoriale, dalla bioetica alla comunicazione e all' informazione, dalla famiglia al diritto al lavoro, all'immigrazione, alla solidariet. Anche il principio che la legge uguale per tutti nella sua applicazione giudiziaria, agli occhi del cittadino italiano appare spesso come il frutto di concertazione tra poteri forti.
Il pensiero liberal pu rappresentare una filosofia essenziale dell'innovazione politica. Le sue radici sono in uno schieramento ampiamente maggioritario del nostro paese, ma non vogliamo un nuovo partito. Vogliamo far emergere, con gli strumenti della comunicazione pi avanzata, un continente sommerso di donne ed uomini, gruppi ed associazioni, piccoli e grandi comitati, una nuova Grande Alleanza del pensiero liberal che sia il motore realmente democratico ed attuale di risposta alle nuove come alle vecchie esigenze sociali di lavoro e giustizia. Vogliamo una politica nuova, chiara e responsabile nei rapporti con i cittadini, per una societ, fondata su una democrazia evoluta, in cui il progresso sociale avvenga per merito, ma in un contesto generale di solidariet. Vogliamo rispondere al neocontrattualismo elettorale favorendo la partecipazione civica. Vogliamo che l'Italia divenga il paese pi libero del mondo perch abbiamo insieme in noi la memoria storica dei principi su cui fondata la repubblica, ma anche la coscienza critica per rinnovarla.

Documento approvato il 1/2 Dicembre 2001


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